Mac,n - Museo di arte Contemporanea e del '900

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Ketty La Rocca

La Spezia, 1938 / Firenze,1976


Negli anni Cinquanta si trasferisce a Firenze, dove compie gli studi al Conservatorio di Luigi Cherubini, frequentando i corsi di musica elettronica, tenuti da Pietro Grossi. Negli anni Sessanta, dopo un primo impiego in uno studio di radiologia, si dedica all’insegnamento nelle scuole elementari ed inizia ad appassionarsi alla poesia; nello stesso momento, tramite Lelio Missoni, in arte Camillo, si avvicina alla neoavanguardia fiorentina del Gruppo 70, entrando in contatto con le sperimentazioni artistiche di Eugenio Miccini, Lamberto Pignotti, Luciano Ori e Lucia Marcucci. Nel 1964-1965, La Rocca si dedica al collage, dando luogo ad una vasta produzione di Poesie Visive incentrate su problematiche a sfondo politico e sociale che, contraddistinguono un grande senso critico e una decisiva capacità di rinnovamento dei linguaggi e dei codici imposti dalla società dei consumi. Con lo scioglimento del Gruppo 70, avvenuto nel 1968, l’artista segue una linea di ricerca più autonoma incentrata sulla funzione dei linguaggi comunicativi, senza per questo, perdere di vista i presupposti ideologici maturati negli anni precedenti. L’indagine si sposta sulle parole e sull’ambiguità del linguaggio: abbandonata la tecnica del collage, tipico delle prove precedenti, sceglie di adottare la tempera per rielaborare elementi iconografici estrapolati dalla realtà, come nel caso delle Segnaletiche, o delle frasi sintetiche sviluppate sulla commistione di lingue (latino, italiano e inglese), citiamo, Verbum, parola, mot, word. Nel 1969, l’attenzione si concentra sulle lettere, in questa fase produce una serie di grandi monogrammi tridimensionali in PVC con i quali ricava delle installazioni in spazi interni, come alla Galleria Emi Fontana a Milano e nella propria casa o, in esterni, come la serie delle j e delle Virgole, nei pressi del Forte del Belvedere.

Dagli anni Settanta inizia la ricerca di In principio erat, un libro d’artista nel quale La Rocca, contrappone al linguaggio contemporaneo logorato dalla comunicazione di massa, l’essenzialità di un mezzo espressivo primigeneo generato dalla gestualità delle mani, le quali, vengono fotografate attraverso le loro molteplici possibilità di movimento. Il libro viene presentato per la prima volta alla Galleria Flori di Firenze nel 1971; l’anno successivo l’artista è presente alla XXXVI Biennale di Venezia con: In principio erat, nella sezione Il libro come luogo di ricerca, a cura di Renato Barilli e Daniela Palazzoli e con il video Appendice per una supplica, presentato nella sezione Performance e videotape a cura di Gerry Schum. Da In principio erat, si sviluppa una serie di lavori tra cui anche una nuova pubblicazione dal titolo Ketty La Rocca, editata nel 1975 dal Museum am Ostwall di Dortmund, dove (citiamo testualmente l’inscrizione nella prima pagina del libro): “La parte fotografica è ancora il libro nella prima edizione del 1971. La parte rielaborata è l’inserimento in carta trasparente del 1975”. A partire dal 1973 inizia la numerosa serie dei polittici basati sulla rielaborazione di un ampio repertorio di fotografie: dalle vecchie foto Alinari di celebri edifici fiorentini e di famose icone della storia dell’arte, come il Davide e la Santa Cecilia, passa alle immagini di protagonisti della storia contemporanea come Fidel Castro, Che Guevara, Charles de Gaulle, ed infine alle vecchie locandine pubblicitarie di film storici quali Via col Vento o Mogambo. Partendo dalla foto iniziale, l’artista realizza una serie di pannelli, nei quali, sviluppa un procedimento di riduzione e rielaborazione della figura stessa attraverso una minuta grafia a mano libera che, segue i contorni dell’immagine fotografica ma, al tempo stesso, la stravolge a tal punto da renderla appena riconoscibile. Nel 1975 realizza il ciclo delle Craniologie, dove agisce direttamente sulle lastre radiografiche del proprio cranio, sovrapponendovi la scritta ossessiva You-you e le foto di una mano o di un dito; con questi lavori si conclude la breve ma intensa attività dell’artista che scompare prematuramente il 7 febbraio del 1976.

Nel 1978 le opere dell’artista compaiono alla XXXVIII Biennale di Venezia, in una retrospettiva al Museo Correr, dal titolo, Ketty La Rocca 1938-1976, a cura di Luigi Carluccio e nella collettiva ai Magazzini del Sale alle Zattere, in Materializzazione del linguaggio, a cura di Mirella Bentivoglio; tra le più importanti retrospettive, citiamo: Firenze, Galleria Schema, 1976; Intra (Verbania), Galleria Corsini, 1977 a cura di Adriano Altamira; Brescia, Multimedia Arte Contemporanea, 1987, a cura di Romana Loda; Firenze, Galleria Carini, 1989, a cura di Lara Vinca Masini; Torino, Galleria Matteo Remoli, 1990; Roma, Galleria Alice, 1990, a cura di Domenico Nardone; Ginevra, Centre d’Art Contemporaine, 1992; Milano, Galleria Emi Fontana, 1994; Stuttgart, Kunstlerhaus, a cura di Emi Fontana; Berlino, Galerie Kienzle & Gmeiner; La Spezia, Galleria Il Gabbiano, a cura di Elda Belsito.

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