Opera prevalentemente al di fuori dei circuiti convenzionali, intervenendo con installazioni, in alcuni casi permanenti, all'interno di spazi abitativi o pubblici. Ha iniziato a mostrare il proprio lavoro nel 1991 con "Biglietto da visita" a casa di Fabio e Virgiani Gori (Prato), esposizione (a cura di) Sergio Risaliti. Nel 1992 partecipa alla IX edizioni Documenta a Kassel, Museum Ottoneum, Museum Fridericanum riscuotendo l'attenzione della scena internazionale. E' del 1995 la mostra curata da Sergio Risaliti "Della vita e dell'amore" inaugurata Castel S. Pietro Terme (BO). Nel 1999 ha preso parte alla rassegna Extension, presso il Museo Het Domein di Sittard in Olanda. Nello stesso anno realizza con l'artista fiorentina Daniela de Lorenzo un'installazione che inaugura l'attività espositiva dello spazio E/Static di Torino. Tra le recenti esposizioni nelle quali presenta gli ultimi lavori si segnala: "(In)Visibile (In)Corporeo", (a cura di) Pier luigi Tazzi, MAN-Museo d'arete di Nuoro, Nuoro, 2005; "Misure del tempo", catalogo della mostra (a cura di) G. Uzzani, Mac,n-Museo d'arte contemporanea e del Novecento, Monsummano terme (PT), 2006; Vittorio Cavallini, "Filippo Manzini e Addo Lodovico Tronci", Galleria Nicola Ricci, 25-2/22-03-2012, Carrara (MS).
Le opere di Lodovico Addo Trinci sono interventi minimi che rendono visibili nello spazio linee di forza e polarità cariche di energie. Le opere di Trinci possiedono un grande valore all'interno dello spazio nel quale sono inserite e tendono a creare un dialogo con la dimensione del vuoto intesa secondo il pensiero orientale dell'antica dottrina cinese del Feng Shui.
Le opere dell'artista, dalle forme semplici e astratte, sono i punti nodali che intercettano la potenzialità creativa nel vuoto e talvolta trovano una remota origine nella realtà come le forme geometriche che compongono la sua quotidianità. Il triangolo sovrapposto, intrecciato, realizzato con qualunque materiale l'artista preferisca selezionare nel caso del dono alla raccolta de Il Renatico la gomma, si carica di valori simbolici nel suo essere replicabile all'infinito e in spazio bi o tridimensionale. Scrive Giovanna Uzzani nel suo saggio/intervista (p.68) "con grazia tornano i richiami a esistenze intangibili che Addo mette in scena: attraverso un processo di sublimazione entreremo nella stanza, dove sono altri motivi. Puntare all'intensità, non per ricerca di raffinatezza estenuata piuttosto come nel teatro orientale, antinaturalistico, eppure fortemente visivo, ritmicamente musicale: arrivare alle idee semplici, al cuore delle cose, al livello primario della rappresentazione". Se in passato tutto il lavoro di trinci è rimasto profondamente legato al rapporto con l'ambiente spaziale e quindi alle possibilità dell'installazione, negli ultimi anni l'artista sta sperimentando nuove modalità espressive con un linguaggio che può essere identificato con forme più tradizionali. Figure realmente riconoscibili e segni astratti fluttuano infatti in uno spazio bidimensionale dove il supporto acquista valore solo nella differente possibilità cromatica che conferisce maggiore spazialità alla composizione.